Chi è Elio Altare e perché se ne parla ancora

Elio Altare cresce a La Morra in una famiglia contadina come tante nelle Langhe del dopoguerra. Vigne, fatica, poca tecnologia e una tradizione che si tramandava senza troppe domande. La svolta arriva quando da giovane viaggia in Borgogna e vede come lavorano i produttori francesi: cura maniacale del vigneto, vinificazione pulita, vini che parlano chiaro fin da giovani. Torna a casa con le idee in testa e una voglia di cambiare che crea scontri durissimi con il padre. Il gesto che lo rese famoso ha una data: nel 1983 tagliò con la motosega le vecchie botti grandi del padre per far posto alle barrique.

Il gesto che più racconta il personaggio è quello della motosega. Negli anni Ottanta, convinto che le grandi botti vecchie rovinassero il vino anziché affinarlo, taglia letteralmente alcune delle botti di casa con una motosega. Roba da film. Il padre smette di parlargli. Ma Altare va avanti, porta in cantina le barriques di rovere francese, riduce i tempi di macerazione e comincia a fare un Barolo che nessuno aveva ancora assaggiato da quelle parti: più morbido, più accessibile da giovane, con il frutto in primo piano senza perdere il carattere del Nebbiolo.

Quello che ha costruito nel tempo non è solo uno stile di vinificazione: è una filosofia. Per Altare il vino inizia nel vigneto, e tutto il lavoro in cantina serve a non rovinare quello che la terra ha già fatto. Una posizione che oggi sembra ovvia, ma che negli anni Ottanta nelle Langhe era quasi rivoluzionaria.

Cosa trovi nel bicchiere: il carattere dei vini Altare

Aprire una bottiglia di Elio Altare è un'esperienza che parte dal naso. I suoi vini hanno una precisione aromatica che colpisce subito: frutti rossi maturi, rosa appassita, spezie dolci e quella nota terrosa tipica del Nebbiolo delle Langhe che non scompare mai del tutto, qualunque cosa tu faccia in cantina. Non si tratta di un vino 'facile' nel senso banale del termine - è un vino che richiede attenzione, ma non ti mette alla prova inutilmente.

In bocca trovi tannini presenti ma levigati, una struttura che tiene senza spigoli, e una acidità che dà freschezza e lunghezza. È qui che si vede la differenza rispetto alla vecchia scuola: non hai bisogno di aspettare quindici anni per bere un Barolo Altare con piacere. Già dopo cinque o sei anni dall'annata si apre bene, e i migliori reggono ancora decenni. La morbidezza non è debolezza - è pulizia.

Il Barolo ovviamente è il vino di punta, ma la gamma include anche Barbera, Dolcetto e il vino bianco Larigi - una Barbera affinata in barrique che è diventata una referenza per chi vuole capire quanto può arrivare lontano questo vitigno. Noi abbiamo aperto il Larigi in una serata estiva con del tonno al forno e funzionava benissimo: quella grassezza del legno bilancia perfettamente la vena acida della Barbera.

I vigneti: dove nasce il vino di Altare

La cantina è a La Morra, uno dei comuni storici della denominazione Barolo, e i vigneti si trovano principalmente in questa zona con qualche parcella su Castiglione Falletto. Se vuoi capire il Barolo di Altare, devi sapere che La Morra e Barolo sono i comuni dove il suolo tende ad avere più componente argillosa e calcarea: vini tendenzialmente più profumati e morbidi rispetto, per esempio, a quelli di Serralunga che sono più austeri e muscolosi.

Le vigne di proprietà sono curate con attenzione maniacale al lavoro manuale: densità d'impianto alte, rese basse per vite, nessuna compromissione. Altare è da sempre convinto che la qualità del grappolo al momento della vendemmia sia l'unica cosa che conta davvero, e in cantina si possono fare solo danni o - nel caso migliore - non fare danni. Questo principio lo vedi riflesso nei vini: c'è purezza, non correzione.

Le MGA - le Menzioni Geografiche Aggiuntive del Barolo, le singole vigne riconosciute dal disciplinare - che compaiono sull'etichetta Altare ti raccontano di dove viene ogni vino. Se ti interessa capire come le diverse zone della denominazione si traducono in caratteri diversi nel bicchiere, i vini di Altare sono un ottimo punto di partenza proprio perché la mano in cantina è coerente: quello che cambia è il territorio, non il produttore. Per un quadro più completo sulla denominazione, la nostra guida al Barolo può darti tutto il contesto che serve.

Da dove si comincia: quale bottiglia aprire per prima

La domanda che ci fanno più spesso è questa: ho sentito tanto di Altare, ma da dove inizio? La risposta dipende dal tuo budget e dalla tua esperienza col Nebbiolo. Se è la prima volta che ti avvicini ai vini delle Langhe, non partire subito dal Barolo: rischi di non apprezzarlo appieno perché il Nebbiolo ha caratteristiche che si capiscono meglio con un po' di pratica.

Un buon punto di ingresso è il Dolcetto d'Alba o la Barbera, che danno subito un'idea della pulizia e della precisione con cui lavora Altare, senza l'impegno strutturale del Nebbiolo. La Barbera d'Alba in particolare è un vino che regge bene anche la cucina quotidiana - pasta al ragù, carni semplici, formaggi stagionati - e ti fa capire lo stile della cantina a un prezzo decisamente più accessibile rispetto ai Barolo.

Se invece il Nebbiolo lo conosci già e vuoi andare diretto, il Barolo base è la scelta giusta prima di salire alle singole vigne. Trovi i vini Altare su Vinatis, dove la selezione di Barolo e Langhe è abbastanza ampia, oppure su 8wines che spesso ha buona disponibilità sui produttori delle Langhe. Per un confronto con altri grandi nomi della denominazione, dai un'occhiata alla nostra selezione dei migliori produttori di Barolo: Altare è ovviamente nella lista, ma il contesto aiuta a capire dove si posiziona nel panorama.

Come abbinare i vini di Elio Altare a tavola

Il Barolo di Altare, con la sua struttura levigata e il frutto pulito, si abbina benissimo alla cucina piemontese classica ma regge anche abbinamenti meno scontati. Il brasato al Barolo è l'abbinamento canonico, e funziona sempre, ma noi lo abbiamo trovato straordinario anche con un cinghiale in umido al timo e con la selvaggina in generale. La struttura tannica tiene la grassezza delle carni, l'acidità pulisce il palato, e il frutto del vino si armonizza con le note terrose della carne.

Il tartufo bianco d'Alba è l'altro abbinamento storico: un tagliolino al burro con tartufo e un Barolo Altare è una di quelle combinazioni che capisci subito perché esistono. Il vino non sovrasta il tartufo, gli va incontro con la sua componente terrosa e floreale. Se ti capita di assaggiarlo in questa combinazione, capisci perché certa gente fa di tutto per andare nelle Langhe in autunno.

La Barbera d'Alba funziona invece meglio con i piatti più quotidiani: risotto ai funghi porcini, polpette al pomodoro, una pizza con salsiccia e cipolla. Non è un vino da cerimonia, è un vino da tavola nel senso più bello del termine. Il Dolcetto lo servi fresco - intorno ai 16-17 gradi - e lo abbini ad antipasti freddi, salumi, uova sode con le acciughe. Cucina semplice, vino diretto.

Il contesto storico: i Barolo Boys e la rivoluzione modernista

Capire Altare senza capire i Barolo Boys è come vedere un fotogramma senza il film. Negli anni Ottanta e Novanta, un gruppo di produttori delle Langhe - tra cui Altare, Domenico Clerico, Luciano Sandrone, Roberto Voerzio e altri - cominciò a sfidare apertamente la tradizione. I vini tradizionali del Barolo erano potenti, tannici, difficili da bere giovani e richiedevano anni di attesa in cantina prima di aprirsi. I modernisti portarono le barriques, ridussero le macerazioni, vendemmiano più tardi per avere più maturità: risultato, vini molto più immediatamente piacevoli.

La polemica con i tradizionalisti fu accesa, e per certi versi dura ancora. I tradizionalisti - con i Giacomo Conterno e i Bartolo Mascarello a fare da riferimento - sostengono che le barriques omologano i vini e nascondono il carattere del territorio. I modernisti rispondono che un vino inaccessibile per vent'anni non è più autentico per questo. È una discussione senza fine, e in realtà il Barolo migliore oggi si trova su tutto lo spettro tra i due estremi.

La posizione di Altare in questo dibattito è interessante perché col tempo si è evoluta. La barrique è rimasta, ma l'approccio è diventato più sfumato: l'obiettivo non è mai stato fare vini 'internazionali', ma fare Nebbiolo di La Morra con più chiarezza e precisione. Questo distingue i suoi vini da chi ha inseguito la morbidezza come fine in sé: nei Barolo Altare, il nerbo del Nebbiolo c'è sempre.

Quanto costano i vini Altare e dove trovarli

I vini di Elio Altare si trovano nella fascia medio-alta del mercato enologico italiano, ma con differenze importanti tra le etichette. I vini da vitigni come Dolcetto e Barbera si trovano a prezzi decisamente accessibili rispetto ai Barolo, e sono un ottimo modo per entrare nella cantina senza impegnarsi subito su cifre importanti. La qualità in quella fascia è alta: Altare non fa vini semplici neanche nelle etichette più quotidiane.

I Barolo, ovviamente, sono un'altra storia. I prezzi variano in modo significativo a seconda che si parli del Barolo base o delle singole vigne, e le annate più celebrate possono valere molto di più sul mercato secondario rispetto al prezzo di listino originale. Se stai cercando un'annata specifica, conviene confrontare più fonti. Su Vinatis trovi spesso una buona disponibilità con prezzi trasparenti, e 8wines è utile per confrontare diverse annate della stessa etichetta.

Un consiglio pratico: se vuoi comprare un Barolo Altare per berlo subito, cerca annate che abbiano almeno cinque o sei anni sulle spalle. Le annate più giovani hanno bisogno di tempo per distendersi, e berti un Barolo di due anni rischia di darti un'idea parziale di quello che il vino può essere. Se invece lo compri per la cantina, anche un'annata recente è un buon investimento - questi vini tengono bene nel tempo se conservati correttamente.

Domande frequenti

Elio Altare è considerato un produttore tradizionale o modernista?

Modernista, senza dubbi. È stato tra i pionieri dell'uso della barrique in Langa e della riduzione dei tempi di macerazione negli anni Ottanta. Col tempo il suo stile si è affinato, ma la filosofia di fondo è rimasta quella: un Barolo più accessibile da giovane, con il frutto in primo piano.

Quale vino di Elio Altare è meglio comprare per la prima volta?

Se conosci già il Nebbiolo, parti dal Barolo base. Se sei nuovo ai vini delle Langhe, la Barbera d'Alba è un ingresso più gentile: racconta lo stile della cantina senza la struttura impegnativa del Nebbiolo, e costa decisamente meno.

Quanto tempo deve invecchiare un Barolo di Elio Altare?

Rispetto ai Barolo tradizionali, quelli di Altare si aprono prima. Già dopo cinque o sei anni dall'annata si bevono con grande piacere. I migliori reggono comunque vent'anni e oltre, quindi hai margine sia per berli giovani che per aspettarli.

Dove posso comprare online i vini di Elio Altare?

Vinatis e 8wines sono due buoni punti di partenza per la disponibilità online. Conviene confrontare le annate disponibili su entrambe, soprattutto se cerchi qualcosa di specifico.

Cosa ha fatto Elio Altare di così speciale rispetto agli altri produttori di Barolo?

Ha rotto con la tradizione in modo molto concreto - letteralmente con una motosega sulle botti vecchie - e ha importato nelle Langhe tecniche di vinificazione che venivano dalla Borgogna. Questo ha aperto una discussione che ha cambiato tutto il Barolo, non solo la sua cantina.